Si è conclusa a Roma la seconda edizione del Human Rights Film Fest, cinque giornate di cinema, incontri, testimonianze e confronto dedicate ai diritti umani e alle storie di comunità provenienti da diverse parti del mondo. Dal 9 al 13 settembre 2026, il Parco del Torrione Prenestino ha ospitato un programma costruito intorno a cinque focus: Palestina, Sudan, Afghanistan, Myanmar e popoli indigeni, con un’attenzione particolare alle realtà dell’Amazzonia. Sono state oltre 800 le presenze complessive registrate durante i cinque giorni, con un pubblico che ha partecipato alle proiezioni, ai talk, agli incontri e alle attività del festival.
21 film tra cinema del reale, documentari e cortometraggi
Nel corso della manifestazione sono stati proiettati 21 film, tra lungometraggi, documentari e cortometraggi, provenienti da diversi Paesi. Il programma ha cercato di mettere al centro non soltanto i temi, ma soprattutto le persone e le loro storie, dando spazio a registe e registi che raccontano realtà spesso lontane dal nostro sguardo. Accanto alle proiezioni, le cinque serate hanno ospitato incontri con attivistə, giornalistə, ricercatorə, rappresentanti di associazioni e persone direttamente coinvolte nelle realtà raccontate dai film. L’obiettivo è stato creare uno spazio di dialogo in cui il cinema potesse essere un punto di partenza per conoscere, ascoltare e confrontarsi.
Shorts for Rights: oltre 180 film da più di 50 Paesi
Tra le novità della seconda edizione c’è stata la prima edizione di Shorts for Rights, il concorso internazionale di cortometraggi dedicato alle storie e ai temi legati ai diritti umani.La call internazionale ha raccolto oltre 180 candidature provenienti da più di 50 Paesi. Dieci cortometraggi sono stati selezionati per la competizione e proiettati durante le serate del festival. La giuria, composta da Pegah Moshir Pour, Tonino Mannella, Chiara Zoppi, Ruru Shih e Yasmine Accardo, ha assegnato tre riconoscimenti:
- Best Short Film a Feel It From My Words di John RG Lacey, Nuova Zelanda, 2025;
- Jury Prize a Between Sky and Sea di Ismail Abu Hatab, Palestina, 2025;
- Special Mention a Melatonin di Hannaneh Daliri, Iran, 2026.
La cerimonia di premiazione si è svolta il 12 settembre, con la proiezione dei cortometraggi premiati.
Cinque serate per cinque realtà
La programmazione è stata costruita intorno a cinque aree geografiche e tematiche. La prima serata è stata dedicata alla Palestina, con il talk “Palestina oggi: vivere, resistere, testimoniare” e le proiezioni di A State of Passion, The Encampments e dei cortometraggi di Shorts for Rights. La giornata dedicata al Sudan ha affrontato il tema della guerra dimenticata, del ruolo della società civile e delle prospettive future, attraverso incontri e film tra cui Onwards! (Giddam!) e Khartoum. L’Afghanistan è stato al centro della terza giornata, con un incontro dedicato alle realtà del Paese che spesso rimangono fuori dal racconto mediatico e con le proiezioni di The Female Voice of Afghanistan: Life After Life e Writing Hawa, insieme ai cortometraggi in concorso. La quarta giornata ha guardato al Myanmar, attraverso il cinema e le testimonianze sulla creatività come forma di espressione e resistenza, con il talk “Birmania: vite sospese, diritti negati” e film come Thabyay: Creative Resistance in Myanmar e Song of Souls. L’ultima giornata è stata dedicata ai popoli indigeni e all’Amazzonia, con il talk “Voci dalla foresta: resistenza e autodeterminazione dei popoli indigeni” e le proiezioni di Il Lago, Holding Up the Sky e I nemici del popolo, oltre alle testimonianze di Survival International Italia. La scelta dei temi nasce dalla volontà di portare l’attenzione sia sulle emergenze più presenti nel dibattito pubblico sia su situazioni che rischiano di essere dimenticate, dando soprattutto spazio alle voci delle comunità e delle persone direttamente coinvolte.
Cinema, incontri e territorio
Il festival ha scelto il Parco del Torrione Prenestino come luogo di incontro, trasformandolo per cinque giorni in uno spazio dedicato al cinema e alla partecipazione. Alle proiezioni si sono affiancati talk, testimonianze, un workshop dedicato al documentario sui diritti umani, presentazioni editoriali e momenti di socialità. Anche l’area food ha contribuito a creare uno spazio informale di incontro, grazie alla collaborazione con Barikamà, Associazione Nawruz e Zelato. Il programma è stato realizzato anche grazie alla collaborazione con numerose realtà culturali e sociali, creando una rete tra associazioni, istituzioni, professionistə e comunità.
Un festival costruito insieme
Un festival non è mai il lavoro di una sola persona. È il risultato di una rete di persone e organizzazioni che mettono a disposizione tempo, competenze, energie e idee.
Grazie innanzitutto alle registe e ai registi che ci hanno affidato le loro storie e hanno scelto di condividerle con il nostro pubblico. Grazie al Comune di Roma – Culture Roma, a Zètema Progetto Cultura e al Municipio Roma V per la fiducia e il sostegno. Grazie ai nostri partner: Amnesty International Italia, Fondazione Gariwo, Fondazione Pangea, Survival International Italia, Myanmar Community in Italy, Mondo Internazionale APS, CISDA, Festival dei Diritti Umani di Napoli, Rete Caffè Sospeso, Multi, Pigneto Film Festival, Prometeo-Lab, Movimento Studentesco della Sapienza, Associazione per l’Amicizia Italia-Birmania “Giuseppe Malpeli”, Giloo e Amaita Intercultura. Grazie ai nostri media partner, Sentieri Selvaggi e Diari di Cineclub, per aver raccontato e accompagnato il festival. Grazie al Teatro Torpignattara, che ci ha accolto e sostenuto anche quando il maltempo ci ha costretto a spostare una delle serate. Grazie a Utol Ceramica, per aver realizzato i premi del festival, e a Retake Roma, per il contributo alla cura e alla valorizzazione del Parco del Torrione Prenestino. Grazie a Barikamà, Associazione Nawruz e Zelato, che hanno accompagnato le nostre serate anche attraverso il cibo, la convivialità e la socialità. E soprattutto grazie allo staff e ai volontari. Siete stati fondamentali in ogni momento: prima, durante e dopo il festival. Avete accolto il pubblico, seguito gli ospiti, risolto problemi, gestito gli imprevisti e fatto tutto quello che serviva perché il festival potesse andare avanti. Senza di voi, questo festival non sarebbe stato possibile.
Il festival continua
La seconda edizione si è conclusa, ma alcune delle storie incontrate durante il festival continueranno a essere raccontate. Tra gli appuntamenti successivi ci sarà il recupero della proiezione di A State of Passion di Carol Mansour e Muna Khalidi, che non è stato possibile completare durante la prima serata a causa di un problema tecnico. La proiezione si terrà sabato 26 settembre alle ore 10.00 al Teatro Torpignattara, con la presenza delle due registe e un Q&A con il pubblico al termine del film.
Grazie
Oltre 800 presenze, 21 film, 10 cortometraggi in concorso, 5 giornate e una rete di partner, ospiti, artistə, volontariə e collaboratori. Sono alcuni dei numeri della seconda edizione del Human Rights Film Fest. Ma al di là dei numeri, ciò che rimane sono le storie ascoltate, gli incontri, le domande, le conversazioni nate intorno ai film e le persone che hanno scelto di condividere questo spazio con noi. Perché il festival nasce proprio da qui: dalla volontà di creare a Roma uno spazio di dialogo sui diritti umani, attraverso il cinema e attraverso le voci di chi quelle storie le vive.
Cinema. Persone. Luoghi.
Ci vediamo alla prossima edizione.
